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Entrevista. Por la Revista Provisum-Illumina, Italia/Roma.

Abbiamo intervistato Sebastiàn, dopo che ci ha presentato il suo ultimo reportage e ricevuto critiche estremente positive. Riteniamo inutile aggiungere altro, se non le informazioni relative al prossimo appuntamento nel quale esporrà le sue fotografie:

"Hijos del agua" inizia il giorno 28 di luglio Galeria FEDRO, Ciudad de Buenos Aires.

-Riccardo: Salve Sebastiàn, ci puoi raccontare come è cominciata e si è sviluppata la tua passione per la fotografia ed anche come di seguito hai iniziato la tua carriera professionale?

-Sebastiàn: Salve, come prima cosa vorrei manifestare la mia gratitudine per questa intervista, è un un piacere.

La mia passione cominciò quando ero bambino. La mia prima camera mi fu regalata da mio padre quando avevo dodici anni, era la più economica che ci fosse. Poco dopo ci fu un incendio vicino casa mia ed uscii di corsa per riprendere quel momento. Un amico di mio padre mi chiese allora il rullino ed il giorno dopo vidi una foto mia nel giornale locale col mio nome. Questo fu l'amore a prima vista. Poi, gli anni passarono, giunsi all'università, dove ho studiato scienze politiche ed ho lavorato con temi socio-politici. La fotografia rimase più che altro un passatempo, fin quando, sei anni fa presi la decisione di essere fedele alla mia passione ed a questa forma di espressione e comunicazione che è la fotografia.

La mia carriera si è concretizzata passo passo con impegno e fortuna. In qualche modo, fu la fotografia a cercarmi. Gli amici mi aiutarono ed insistettero
che mi dedicassi a questo, dopo le cose cominciarono ad andare da sole. La verità è che non mai cercato nulla forzatamente, tutto si è realizzato in maniera armoniosa.
Ho senpre conservato questa sensazione di soddisfazione nel momento di fare una foto. Oggi non posso immaginare di vivere senza una macchina fotografica fra le mani.

-R.: Molti fotografi hanno cominciato come assistenti di personaggi rinomati o seguendo dei corsi di alto livello, i quali sono di norma economicamente impegnativi. Tu hai imparato la tecnica e sviluppato una tua forma espressiva indipendentemente, come autodidatta. Questo fatto ti ha aiutato per procurarti del lavoro o ha rappresentato un ostacolo alla tua credibilità professionale?

-S.: Sinceramente non me lo sono mai domandato. Alcuni giornali o editori impiegano del tempo nel darti fiducia però io sempre cerco di mettere in primo piano la fotografia piuttosto che la formazione che io abbia potuto avere. Credo che questo sia il vantaggio della fotografia, l'immagine tiene una sua propria forza.

-R.: Quali sono state le tue pricipali fonti di ispirazione? quali autori e maestri della fotografia, dell'arte o della letteratura più hanno destato il tuo interesse durante il tuo periodo di apprendimento ed ora, durante il tuolavoro quotidiano?

-S.: Durante i primi anni non avevo grandi riferimenti a livello fotografico. La musica e la letteratura erano la mia ispirazione. Fino al giorno d'oggi, scrittori come Eduardo Galeano, Julio Cortázar, la musica argentina e latinoamericana accompagnano i miei momenti di creatività. E' il sentimento di ribellione, di liberazione e trasformazione ciò che mi muove. Trasmettere una sensibilità differente. Queste sono le cose mi motivano, far conoscere, contribuire con una visione del mondo che ci circonda più sensibile e dunque, migliorare.

Negli ultimi anni ho studiato le opere di Sebastian Salgado e di molti fotografi dell'agenzia Magnum. Mi piace la fotografia di denuncia, documentaria. Mi interessa anche interpretare diverse forme di vedere e trasmettere. Come detto sopra, l'arte ha questa capacità di trasformazione, aiuta a guardare ad ogni ogni essere umano con più sensibilità. Per questo è così importante diffondere e dare supporto all'arte.

-R.: Con quali attrezzature hai cominciato? che importanza e peso dai all'attrezzatura nel tuo lavoro?

-S.: Come dicevo prima, la mia prima camera fu una tascabile tra le più economiche. Dopo presi una reflex 55mm "Ricoh" di mio padre fino a che, quattro anni fa, comprai la mia prima reflex digitale. La situazione economica nel mio paese non è tra le più comode per comprare una buona attrezzatura. Non c'è nemmeno un sistema di sovvenzioni per gli artisti. Con la vincita di una serie di concorsi ho potuto acquistare alcuni obbiettivi ed un paio di Nikon di ultima generazione. E' il materiale che uso attualmente.
In questo momento mi sto interessando al medio formato, però le possibilità economiche non sono le più favorevoli.
Mi piacerebbe dare più importanza al materiale fotografico col quale lavoro, è però la situazione economica quella che impone dei limiti. Questo fa sì che uno metta a disposizione tutta la propria immaginazione per ottenere immagini di qualità. E, nel bene e nel male, non comporterà un cambiamento della propria visione fotografica.

-R.: Fotografi in colore ed in bianco e nero con una tecnica precisa ed impeccabile. Non c'è opera di ritocco nelle tue fotografie, o perlomeno ridotta a livelli minimi ed indispensabili, non visibile e che rinunci ad utilizzare come forma espressiva. Sono fotografie, le tue, molto realiste e dirette. In un periodo nel quale sempre di più si vedono anche grandi autori cedere ai vantaggi dell'elaborazione come forma di espressione personale. Ci vuoi raccontare un poco di questa tua scelta?

-S.: E' una combinazione di cose. Per un verso, ciò più mi piace è lo stesso atto del fotografare, sentire il "click" della camera. Non ho la pazienza necessaria per stare troppo tempo elaborando una foto. Allo stesso tempo è proprio la tipologia di immagine realista e diretta quella che più mi rappresenta, quella con la quale più mi identifico. Mi sento più a mio agio in questo cammino. Come vale per tutte le cose nell'arte, è una scelta soggettiva.

-R.: Tu sei argentino di Buenos Aires ed il tuo lavoro si focalizza sopratutto su temi locali. Questa sembra una conferma che non sempre è necessario viaggiare per il mondo per essere un fotografo completo. Quali sono i temi che più ti attraggono della tua terra?

-S.: Molti. E' un paese con molte sfumature sociali e geografiche. Ogni angolo del paese ha una storia da raccontare. Il difficile è arrivare e, una volta che uno abbia una storia, trovare il mezzo per diffonderla. I villaggi di origine precolombiana, le tradizioni del paese, i settori con meno risorse economiche e dove si trova più disuniformità sociale sono i temi di grande interesse. Allo stesso modo mi piacciono temi caratterizati da maggiore intimità. In questi giorni sto cominciando a sviluppare un tema sull'infanzia che ebbero gli adulti di oggi.

-R.: Com'è l'ambiente professionale editoriale (riviste e giornali) in Argentina? lo trovi un mondo facile o che, in qualche modo, possa limitare la tua creatività?

-S.: E' un ambiente complesso. La risposta più classica dei media è: non abbiamo fondi. Molti fotografi finiscono per lavorare gratuitamente o per un compenso molto basso. D'altra parte gli editori non sempre valutano la qualità artistica e si limitano a ciò che rappresenta l'immagine più obbiettiva su di una determinata notizia. Per lo più si sta scadendo lentamente verso una svalutazione della fotografia, Le immagini di cellulari e le riprese video stanno oggi intasando i siti internet a discapito della fotografia di qualità.

Un'altra cosa che succede oggi è il furto di immagini. Pochi giorni fa ho scoperto che uno dei giornali principali del paese ha rubato un'immagine dal mio blog. Già mi è successo altre volte ed è una cosa comune, almeno nel nostro paese.

(Un evento che, di fatto, scotta molto, purtroppo può succedere ovunque, soprattutto se il lavoro è buono. Col diffondersi dei nuovi mezzi è richiesto un cambio di flessibilità da parte degli autori, al quale purtroppo non sempre corrisponde un cambio culturalmente responsabile ed economicamente corretto da parte di chi già gode gratuitamente del frutto artistico od informativo. Purtroppo recentemente ci è capitato di leggere un articolo sul NY times che ha trattato l'argomento in maniera superficiale e sviante. La delusione sopraggiunge in special modo considerando che proprio negli Stati Uniti si riscontra sensibilità e rispetto del lavoro intellettuale più che in altri posti. N.D.R.)

Guardando più in là di questo panorama non molto incoraggiante, credo che la creatività dipende da altri fattori come la passione, l'attenzione, la fortuna, le emozioni. Faccio fotografia e per me è un mezzo di sostegno economico, però al contempo anche un modo di vita e cerco di essere fedele a questo instinto che mi rende felice.

-R.: Ogni autore ha alcuni segreti circa la propria arte. Alcuni pensano che il fatto di rivelarli non rappresenti una minaccia alla propria originalità, altri invece, pensano che sia meglio custodirli. Qual'è il tuo attegiamento in proposito?

-S.: Credo nell'arte libera e nella solidarietà. Con questo spirito ho gestito dei laboratori di fotografia dove ho esposto molti di questi piccoli segreti. Penso che ogni fotografo nel tempo sviluppi una propria visione personale, al di là delle possibili influenze.

-R.: Qual'è la cosa più importante quando prepari o esponi un lavoro? ti piace contribuire all'organizzazione o preferisci concentrarti esclusivamente sulle tue foto? Che tecnica di stampa utilizzi per esporre a colori ed in bianco e nero?

-S.: Mi concentro molto sulle foto, nella loro cura, ciò che possono comunicare nel contesto della mostra. Lavoro con una impresa di sviluppo e stampa che, a mio giudizio, è una delle migliori del paese, il che aiuta non poco. Dò la maggior importanza al risultato e con esso alla sensazione che provo vedendo la foto già ingrandita sulla carta. Questo è il momento di maggior soddisfazione.
Poco tempo fa ho preparato una foto per l'aquisizione. Misurava un metro ed era incorniciata. E' riuscita così bella che dopo non volevo consegnarla, era come un figlio. In ogni foto che faccio rimane qualcosa di me.

Augurando che la prossima mostra "Hijos del Agua" si svolga nel migliore dei modi, salutiamo e ringraziamo Sebastiàn per la sua preziosa disponibilità e collaborazione.